Sogni, psicoanalisi e il nostro rapporto con l'inconscio.

RIFLESSIONI

Dott. Francesco Campanile

8/9/20253 min leggere

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Riferimenti bibliografici

Bromberg P.M. “Clinica del trauma e della dissociazione”, 2007, Raffaello Cortina, Milano.

Bromberg P.M. “Destare il sognatore”, 2009, Raffaello Cortina, Milano.

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Gabbard G.O. “Sogni e fantasie nella psicoterapia psicodinamica” in Introduzione alla psicoterapia psicodinamica, 2004, Raffaello Cortina, Milano.

Resnik S. “Il teatro del sogno”, 2007, Bollati Borignhieri, Torino.

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Winnicot D.W. “Sogno, fantasia e vita reale” in Gioco e realtà, 2005, Armando, Roma.

"In singolare contrasto con i modi di dire secondo i quali i sogni disturbano il sonno, dobbiamo riconoscere nel sogno il custode del sonno."

Freud S. (1900) Tre saggi sulla teoria sessuale ed altri scritti 1900, Opere, Vol. 4

In un’ epoca dominata dalla velocità, dalla connessione perpetua e dal bombardamento di informazioni, immagini e video, il sonno e, di conseguenza, i sogni sembrano aver perso il loro ruolo nella nostra vita quotidiana. Per fare alcuni esempi, gli adolescenti sacrificano ore di sonno per restare incollati agli schermi poiché sono immersi in un flusso continuo di stimoli; gli adulti, invece, si dibattono nell limbo dell’insonnia, prigionieri di pensieri e di preoccupazioni costanti. In scenari come questi, il sogno diventa un bene raro, un evento estraneo alla nostra esistenza che non viene pensato. Si ha la sensazione che la dimensione onirica sia oggi considerata come un frammento casuale dell’esperienza, qualcosa di effimero. Forse come un glitch del sistema.

Sempre più spesso, infatti, mi capita di incontrare sguardi perplessi quando ricordo ai pazienti che anche i sogni possono essere una risorsa importante nel percorso psicoanalitico. Sembra che noi tutti abbiamo perso il nostro rapporto con il mistero e l’ignoto, di cui i sogni sono una rappresentazione unica. Il sogno ci catapulta in storie in cui siamo tanto attori, quanto spettatori, quanto registi della narrazione. Non a caso Freud ci ricorda nel passaggio sopracitato che il sogno è tutt’altro che superfluo. Si tratta di una finestra aperta sull’inconscio, un' isola che non c’è che sfugge alla logica del giorno e alla tirannia della produttività in cui siamo spesso confinati.

Se però, da un lato, abbiamo pazienti che evitano di parlare di sogni, vi possono essere colleghi psicoterapeuti che non invitano i loro pazienti a parlarne in seduta. Si potrebbe pensare ad una sorta di omissione inconscia legata alle inevitabili difficoltà che l’interpretazione dei sogni comporta. Riuscire ad interpretare un sogno e far sì che tale atto risulti significante e significativo per il paziente sicuramente testa i limiti e le capacità intuitive, nonché empatiche, dello psicoterapeuta. Non va dimenticato, però, che anche gli psicoanalisti sono immersi nello stesso mondo iperveloce e iperconnesso dei loro pazienti e, quindi, anche gli stessi analisti, a loro volta possono essere inconsciamente votati alla produttività, alla performance, magari espressa tramite il bisogno di fornire l’interpretazione corretta. Se si vuole lavorare sui sogni, bisogna abbandonare tutte le certezze e concedersi alla possibilità di perdersi nei meandri dei racconti onirici dei nostri pazienti.

Ma cosa resta del sogno quando ci svegliamo? Che traccia lascia dentro di noi e dei nostri pazienti? Spesso riaffiora all’improvviso, qualche giorno dopo, come un’eco lontana. E ci chiediamo: è il sogno che torna alla coscienza intatto, o solo una sua versione filtrata, distorta, reinterpretata? Nel sogno, tutto è amplificato: le emozioni, i suoni, i movimenti, persino il dolore. È un’esperienza che ci attraversa senza chiedere permesso, senza che possiamo esercitare alcun controllo. A differenza del sognare ad occhi aperti, che possiamo coltivare con volontà e immaginazione, il sogno notturno semplicemente accade. Non lo scegliamo, così come non scegliamo di vivere. Sogniamo e basta. Ed è proprio in questa assenza di controllo, se così la vogliamo definire, che cela la potenza significante del mondo onirico. Il sogno ci mette in contatto con ciò che non possiamo, con ciò che ci sfugge nella nostra vita, con quel mistero che mette in moto la ricerca di significato. Così come la luna ci mostra sempre lo stesso volto e cela un emisfero che non vedremo mai, anche noi abbiamo una parte nascosta, inaccessibile, che il sogno ci permette di sfiorare. È lì che si annidano le paure, i desideri, le verità che non osiamo dire. È nel sogno che l'inconscio affiora liberamente, con il suo linguaggio enigmatico e potente.

In un mondo post-moderno che ci chiede di essere sempre svegli, presenti e performanti, i sogni ci ricordano che esiste un’altra dimensione. Una dimensione in cui non siamo padroni, ma esploratori e costruttori di significati. Se non abbiamo fiducia nel giorno che verrà, sarà difficile abbandonarci al sonno. Se non abbiamo fiducia nella vita, sarà difficile accettare il sonno finale. Sognare è un atto di fiducia, una sospensione del controllo, un lasciarsi andare. E forse, proprio per questo, il sogno è ancora oggi uno dei misteri più preziosi della condizione umana.